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  principessalea [ "Quando si spara, si spara, non si parla..." Notizie sparse da Svezia, Spagna e Inghilterra ]
         


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29 aprile 2009

Un libro delizioso....




Il solo modo per smettere di soffrire è avere la testa completamente vuota. Il solo modo di vuotarsi completamente la testa è andare più velocemente possibile, lanciare il cavallo al galoppo, appoggiare la fronte contro il vento, non essere che il prolungamento del destriero, il corno dell'unicorno, con il solo scopo di fendere l'aria - fino allo scontro finale in cui l'aria vincerà, in cui cavallo e cavaliere, perduti nella loro corsa, saranno disintegrati e assorbiti dall'invisibile, aspirati e polverizzati dai Ventilatori.

Elena è cieca. Questo cavallo è un cavallo. Ogni volta che c'è liberazione per mezzo del vento e della velocità, c'è un cavallo. Definisco cavallo non ciò che ha quattro zampe e produce sterco, ma ciò che maledice il suolo e me ne allontana, ciò che mi solleva e mi costringe a non cadere, ciò che mi calpesterebbe a morte se cedessi alla tentazione del fango, ciò che mi fa danzare il cuore e nitrire il ventre, ciò che mi spinge a un'andatura così forsennata che devo stringere le palpebre, poiché anche la luce più pura non abbaglierà mai quanto la sferza dell'aria.

Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo uno slancio, una vela spiegata.

Definisco cavallo quell'accesso all'infinito, e cavalcata il momento in cui incontro le schiere innumerevoli dei mongoli, dei tartari, dei saraceni, dei pellerossa o di altri fratelli di galoppo che hanno vissuto solo per essere cavalieri, cioè per essere.

Definisco cavalcatura lo spirito che scalcia con quattro ferri, e io so che la mia bicicletta ha quattro ferri, e scalcia ed è un cavallo.

Definisco cavaliere colui che il suo cavallo ha sottratto all'insabbiamento, colui che il suo cavallo ha reso alla libertà che fischia nelle orecchie.

Ecco perché nessun cavallo ha mai meritato il nome di cavallo quanto il mio.

Se Elena non fosse stata cieca, avrebbe visto che quella bicicletta era un cavallo e mi avrebbe amato.


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22 aprile 2009

Auguri a Rita, oggi probabilmente la Donna Più Saggia del Mondo

«A me nella vita è  riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un’anatra».  





L’OLOCAUSTO – UNA TRAGEDIA DI NATURA BIOLOGICA!



“Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è cosi.”

E’ una citazione di una delle scienziate più note e stimate del mondo, Rita Levi-Montalcinii,  che ha dedicato tutta la sua vita allo studio del cervello. Ha ricevuto il Premio Nobel nel 1986. Ha scoperto – così ci dice – che abbiamo due cervelli in uno: il primo è quello  arcaico; è molto vecchio e non molto diverso dai cervelli dei mammiferi inferiori. Il secondo, il cervello cognitivo, è molto più giovane. Negli ultimi tempi si è sviluppato rapidamente, grazie alla cultura. Il grosso problema, afferma Rita, è che il cervello arcaico è così abile da indurre il cervello  cognitivo a credere che ciò che facciamo è controllato dal pensiero razionale, anche “quando non è così”!
       
La  Shoah, l’Olocausto – una terribile tragedia? Non un male consapevole?  Rita Levi-Montalcini spesso sottolinea di essere ebrea. Tuttavia non dice, e così rivela la sua vera grandezza, che Hitler e i tedeschi sono colpevoli di aver commesso il male consapevolmente  e che quindi ciò che hanno fatto debba essere vendicato. Sembra considerare questa tragedia una cosa naturale, che si è verificata seguendo le leggi del cervello arcaico, come quel orso polare nel Giardino Zoologico di Stoccolma che una volta nella mia gioventù mangiò un cucciolo di foca, caduto per sbaglio nel recinto degli orsi ii,  o, forse, una follia  collettiva, simile a quella dei ragazzini che violentemente distruggono i castelli delle termiti prima di trasformarsi nelle formiche rosse di  Le Clézio iii che divorano tutto, o alle decine di milioni di locuste ciecamente forzate dalla serotonina a formare sciami devastanti. iv
       
Rita Levi-Montalcini è un po’ pessimista sul futuro umano. Interrogata sull’argomento durante l’intervista afferma: “Il cervello arcaico ha salvato l’australopiteco, ma porterà l’homo sapiens all’estinzione. La scienza ha messo in mano all’uomo potenti armi di distruzione.”

In ciò si avvicina ad un altro ebreo geniale, Albert Einstein. Poco dopo l’olocausto di  Hiroshima anche Einstein ci mise in guardia rispetto ai pericoli della corsa alla realizzazione di armi di distruzioni di massa sempre più letali. v  Ma, con i due cervelli di cui parla Rita, è possibile arrestare la corsa agli armamenti?

La risposta a tale domanda dipenderà molto dall’attenzione con la quale daremo ascolto alla saggezza di Rita Levi-Montalcini e dalla capacità che avremo di riuscire a impegnarci non già nei nostri annosi conflitti animali, ma in uno sforzo congiunto dei nostri cervelli  cognitivi  volto a tenere a freno la violenza primitiva dei cervelli  arcaici che brama odio e vendetta.

Anche il Parco Filosofico di Capri esprime a Rita, oggi probabilmente la Donna Più Saggia del Mondo, le più sentite felicitazioni per il suo centesimo compleanno!
       
Gunnar Adler-Karlsson       
www.philosophicalpark.org




17 aprile 2009

canzoncine...

"...per amore o per carità ditemi come si fa, a fare di un bisogno solo un desiderio..."





15 aprile 2009

Libertà di stampa! Ce lo devono dire dall'estero?


Dalla Germania:



Dall'Inghilterra

Silvio Berlusconi is free to blunder before Italy's obliging media

While his shocking gaffes make news abroad, the Italian PM's stranglehold on TV and newspapers keeps his nation clueless

Shocked? Indignant? Hard to tell, really. Most Italians simply don't know that Silvio Berlusconi has compared the plight of earthquake victims forced to sleep in tents in the wintry weather of the Abruzzo region to a camping holiday.

Television broadcasts tactfully ignored the slip. The good man, after all, was only trying to keep everyone's morale up. Virtually every newspaper in the country did the same. Only the readers of the very leftwing Il Manifesto were informed in a brief note: "Shock at 'camping weekend' comment. But only abroad." That's it, really. Past caring. If you can take the spectacle of your prime minister parading in front of TV cameras, massed officialdom and one miserable homeless old lady in an outsize fireman's helmet, you can take anything.

Berlusconi the blunderer is news abroad, not at home. The astonishing trail of antics and misdemeanours that Berlusconi blazed across Europe as he hopelessly tried to squeeze into the limelight of Barack Obama left the rest of the world gawping and most Italians apparently resigned. It's an old story, which may puzzle outsiders but not anyone familiar with the Italian media.

Trouble usually starts when Berlusconi ventures abroad. In Moscow at the end of last year, he hailed then president-elect Obama as "handsome, young and suntanned". (Speaking for the many Italians who cringed, Carla Bruni-Sarkozy said she was glad she was no longer an Italian citizen.) Back in 2003, during a debate at the European parliament in Strasbourg, he called a German MEP "kapo", as the guards in Nazi concentration camps were called, and said he would put him forward for a part in a film about the camps. In the same year he attempted to charm investors in New York with the line: "Another reason to invest in Italy is that we have beautiful secretaries." The list goes on.

At home, however, Berlusconi's image and public appearances are minutely managed. He chooses questions, his staff plan every outing and appearance, cameras are positioned at what he and his aides consider flattering angles. Remember, half the journalists in Italy work for him and the other half know they might do so one day.

Through his media group, Mediaset, Berlusconi and his family control three private national television channels (the family advertising company Publitalia supplies most of the others as well), two newspapers, a fleet of magazines, the biggest cinema circuit, and the country's largest book publisher. Conflict of interest? Ironed out of existence by self-serving legislation that the former hard-pressed and short-lived centre-left government of Romano Prodi never got round to abolishing. Thanks to another trademark law, Berlusconi overruled the constitutional court and legalised his virtual monopoly while consolidating absolute political control over the public service broadcaster RAI.

Even as the earthquake in the Abruzzo continues to wreak havoc, all the top jobs in RAI are up for grabs. Parliament has agreed on a new board of directors, and now Berlusconi and his allies are turning their attention to the newsrooms. Every one of the current heads of RAI's three TV networks, news programmes and radio services will be reappointed. According to tradition, the prime minister will pick the head of TG1, RAI's banner TV news programme. Its current incumbent, apparently well aware of Prodi's wobbly hold on power, was always remarkably polite to Berlusconi even when he was in opposition. He has been guaranteed a very soft landing as editor of the country's most important newspaper, the Corriere della Sera.

It should be cause for concern to any Italian that political horse-trading over the top media jobs in the country is so all-embracing that even the main privately owned newspaper is thrown into the same basket as the state broadcaster. But nobody turned a hair, and news of the appointment was recorded with zeal by every media outlet in the country.

In this situation the very notion of the media as watchdog has paled into insignificance. There will, no doubt, be some excellent investigative reporting on just why so many new buildings collapsed in the latest earthquake - in spite of existing, but apparently widely flouted, construction laws. But they will, if we are lucky, be shown late at night on the one channel traditionally conceded to the opposition. That is, if the new appointee thinks fit to renew the best investigative journalists' contracts.

On his return from his tour of London and Strasbourg, Berlusconi raged publicly at the journalists who had had the cheek of reporting on his embarrasments. "We will take steps!" he threatened. The first step Mr Berlusconi should take, however, is thinking more carefully before opening his mouth.

• Tana de Zulueta is a former Italian MP and board member of Articolo 21, an NGO supporting press freedoms




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15 aprile 2009

” Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro…” e rivendico il diritto di dire quello che penso!

” Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro…”

di Giacomo Di Girolamo

terremoto

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come …

… una bestemmia.
E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Tratto da: www.facebook.com/




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9 aprile 2009

‘A Strange Evening’

‘A Strange Evening’

A little rain falls out of amethyst sky;
if there were a rainbow, it would be on the ground.
If I were here, that single swallow would be I,
if these green trees were heavy, their weight is in my hand.

If trees and fields are green, their veins run blood,
if there is a poem, it moves across the leaves.
If there is love, of tree and sky our bed.

Since there is such a sky, I cover it with peace,
with blue unbounded of the living eye,
the ox-eye pasture of the marguerite. 


The suggested gemini poet is KATHLEEN RAINE, born 14 June 1908.


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9 aprile 2009

Primavera di terremoti





Apro la finestra e sento milioni di uccelli impazziti per l'arrivo della primavera.
Tutto il resto è calmo e tranquillo...
L'aria è fresca
Il prato è pieno di fiori gialli e viola
La terra è solida, morbida, senza crepe
Tutto è come deve essere per questo periodo dell'anno.
Tra due giorni è Pasqua, tutto va come deve andare.

Chiudo la finestra.
Torno a guardare i tg italiani su internet, con la gente disperata, i morti e le macerie.
La terra è montagnosa e dura e rotta
La polvere è ovunque
E  presa in questi due mondi mi succede di non sapere più qual'è la realtà





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8 aprile 2009

Ricetta pesce - Io adoro le ricette facili facili, max due pentole


Metti a mollo in un pò di vino bianco lo scologno (o cipolla) tritato
fino e se ce l'hai anche del sedano e/o un pò di carota.  Prepara il tutto
almeno mezz'ora prima.  Poi butta in un tegame, mettici
dentro i filetti di pesce surgelato e verssa sopra tanta acqua quanto
basta per coprire il tutto. Metti la fiamma alta e porta a bollire.  Pochi
minuti in genere bastano, a seconda del pesce.  Attenta a non overcook
perché altrimenti il pesce diventa "cartonoso" e il sale metticelo a fine
cottura quando il pesce è sul piatto - se fai lo smoked haddock il sale
non mettercelo per niente.  Una spruzzatina di lime o di limone poi ci sta
sempre bene, così pure come un pò di prezzemolo fresco tritato, se ce
l'hai.

mau, max due pentole!


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6 aprile 2009

Trieste

Guradando le macerie del terremoto penso alle case numerate di Trieste.
E non riesco a immaginare neanche a quanto coraggio e determinazione ci vuole per ricostruire e rimettere tutto in ordine, come se niente fosse successo...


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6 aprile 2009

Libri



D: Quanto sono pericolose le donne che leggono? E quelle che scrivono?
R:Quelle che leggono sono pericolosissime perché rompiscatole, ipersensibili e ipercritiche. Quelle che scrivono probabilmente ancora peggio. Ma sono le uniche donne, soprattutto quelle che leggono, delle quali vale la pena diventare amiche.



Daria Bignardi nell'intervista a Sabine Bertagna su Future Magazine, in occasione della presentazione del suo libro 'Non vi lascerò orfani'.



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